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Sunday, June 12, 2011

Bezzi #14 - Bimota TB Series


Con la Daytona 675 R presentata quest'anno, la Triumph ha deciso di proporre ai motociclisti una sportiva tricilindrica decisamente più curata e rifinita della versione base, ancora in listino. L'idea di proporre diversi allestimenti di uno stesso modello è una prassi consolidata per i costruttori di moto e la tre cilindri inglese sembra aver raccolto, seppur con un anno di anticipo, la sfida con l'annunciata e prestigiosa MV Agusta F3, di pari frazionamento, presentata come prototipo al salone di Milano 2010.

Una casa che ha sempre fatto dell'esclusività e della ricerca del particolare la sua bandiera è la riminese Bimota, che potrebbe plasmare in modo unico il meglio delle due concorrenti sopracitate, ovvero motore inglese e fascino italiano.
Oberdan Bezzi che avete avuto modo di conoscere meglio in un'intervista recente qui sul blog, ha proposto una 675 "made in Rimini", che potrebbe sostituire l'attuale sportiva DB5. Oberdan ha pensato anche a due varianti "modulari" che potrebbero arricchire l'offerta della Bimota. Vediamole insieme.


Triumph Daytona 675 R 2011:


MV Agusta F3 Concept Eicma 2010:


Bimota TB-1 675
La prima Bimota con motore Triumph (da qui la sigla TB-1) immaginata da Oberdan, è una sportiva caratterizzata da una ciclistica sopraffina e da componenti di assoluto valore come ad esempio i freni Brembo. Proposta solo nella livrea ufficiale bianco-rosso, la TB-1 ambisce senza mezzi termini a dominare la categoria, anche grazie all'ausilio del tre cilindri 675 rivisto dai tecnici della casa italiana.
Prezzo superiore alla media ma giustificato dai numeri ridotti, da un assemblaggio a mano e da componenti di qualità elevata.


Bimota TB-1S 675

La TB-1S, basata sulla TB-1, è una "half fairing" (mezza carena) dedicata a coloro che vorrebbero esclusività e anche più praticità rispetto ad una hypersport, pur condividendo gli stessi materiali e la stessa cura nell'assemblaggio. Una moto più pratica, ma non meno emozionante sul cavalletto e sui tornanti, percorsi anche con il passeggero.


Bimota TB-2 675
L'offerta della Bimota non si limiterebbe solo al settore supersport, ma anche a quello naked. Basata sulla stesso chassis della TB-1, la TB-2 rappresenterebbe l'offerta della Bimota per contrastare la Triumph Street Triple R e l'annunciata MV Agusta Brutale B3 675.
Anche in questo caso il prezzo elevato è giustificato da una produzione artigianale e da una qualità ai massimi livelli.


Splendide!

Francè


Tavole: Motosketches

Foto: Fedro Triple e Omnimoto

Thursday, March 24, 2011

Oberdan Bezzi #1

Oberdan Bezzi è un disegnatore di motociclette per Passione e per professione e spesso i suoi sketches sono apparsi sul blog. Grazie all'intervista che vi propongo avrete modo anche di scoprire il suo pensiero "motociclistico" e di conoscere anche alcune curiosità e problematiche relative al suo lavoro di designer.

La carriera lavorativa di Oberdan è varia: ha lavorato come "Employed designer" per il centro stile Piaggio, come "Exclusive consultant" per la Engines Engineering e per la Benelli mentre dal 2003 è "indipendent consultant designer". Nell'attività di designer free lance Oberdan ha lavorato per moltissime aziende del settore motociclistico: Ducati, Cagiva, Moto Laverda, Aprilia, Moto Guzzi, Mondial, Italjet, solo per citarne alcune.
Ricordo anche la collaborazione con molte riviste del settore e la sua partecipazione alla Motorcycle Design Association.


Ringrazio moltissimo Oberdan per la cortesia dimostratami!

Francè

PS: ho diviso l'intervista in due post, in modo tale da rendere più facile e scorrevole la lettura.


F: Oberdan che moto ci sono nel tuo garage?
O: Attualmente non ho moto di “proprietà” nel mio box. Guido spesso una BMW GS molto particolare alla cui realizzazione ho partecipato per la parte stilistica e che appartiene ad un mio amico che ne è anche il realizzatore materiale. Devo dire che è molto meglio del modello originale come feeling di guida e decisamente più “cattiva” nel look. In estate mi muovo con uno scooter X Max 250...molto comodo.


F: Di cosa ti occupi attualmente?
O: Di moto, naturalmente! A parte gli scherzi dopo qualche anno di “fermo” qualche vagito di rinascita sembra esserci per il settore. I Cinesi, come sono venuti se ne sono andati, avendo capito che fare le cose seriamente non era poi così facile…anzi. Qualche costruttore Europeo sembra si stia svegliando dal torpore e noto per quanto mi riguarda, un certo fermento nei costruttori “piccoli” e questo naturalmente è un bene per dare una svegliatina ai grandi Gruppi, statici e affatto propositivi.

F: A quale dei tuoi progetti sei più legato? Perchè?
O: Ci sono un paio di moto (ancora in produzione per altro) alla cui creazione ho contribuito in maniera “pesante” che mi hanno dato molta soddisfazione. Il problema è che per ragioni contrattuali non posso citare i Marchi ne tanto meno i modelli a cui ho lavorato (da esterno). Per cui non lo farò, posso dire che una è una moto Italiana, l’altra...meno.

F: Mi piacerebbe sapere cosa rappresenta per te la moto.
O: La seconda cosa più bella del mondo. Con il passare degli anni poi, si è acuita in me la passione per TUTTE le motociclette. Da giovane ero molto radicale e se una motocicletta non era “racing” (sia da strada che da fuoristrada) per me era da scartare. Oggi sono molto più morbido nei giudizi, più riflessivo e pur prediligendo ancora il genere sportivo/cattivo, riesco a cogliere il buono anche delle moto meno estreme e capire le motivazioni anche di chi ama i custom o le tourer. Stò invecchiando?

F: Quali sono i principi guida che le tue moto devono possedere?
O: In generale, per qualsiasi prodotto, ma per la motocicletta in particolare, ci deve essere l’emozione. Non è facile da descrivere, non si può nemmeno misurare se non per “differenza”, una è più emozionante dell’altra pur con caratteristiche simili , a volte addirittura insignificanti ad un occhio non competente. Eppure questa è “bella” e quell’altra lascia indifferenti, aldilà delle prestazioni e dell’uso vero e proprio. Porto acqua al mio mulino, ma credo sinceramente che l’estetica sia fondamentale, ma non parlo di fluidità di linee o di soluzioni ad effetto, dietro l’estetica di una moto c’è un mondo di passione di conoscenza e di feeling con il motociclista che non si impara nelle scuole di design,...lo devi avere…di tuo.

F: Hai un foglio bianco: qual'è l'elemento da cui parti per poi sviluppare il resto della moto?
O: Per me l’elemento fondamentale è…il Marchio. Parto sempre da li!
Piazzo il logo della Casa in mezzo al foglio e...parto. Chiaramente è un modo per dire che il mezzo che andrai a disegnare deve avere quei “cromosomi” che la faranno riconoscere come facente parte di quella famiglia pur con l’introduzione di idee e linee anche di rottura con il passato del Marchio. Però, operativamente è vero che come prima cosa penso a dove mettere il logo.


F: Quanto è importante conoscere la storia di un marchio prima di disegnare una moto per lo stesso? E soprattutto quanto può influire, in termini percentuali, sul risultato finale? Si è condizionati dal passato?
O: Ho in parte risposto a questa domanda spiegando quella precedente. Ritengo FONDAMENTALE la conoscenza della storia del Marchio per affrontare la creazione di una motocicletta. O per far si di dargli un family feeling, oppure nel caso contrario di fare qualcosa che sia il capostipite di un “nuovo” family feeling. In entrambi i casi bisogna conoscere il passato della Casa, per pescare elementi caratteristici oppure per non cadere in qualcosa di già proposto in precedenza.

F: Disegnare una Ducati od una Bmw comporta approcci diversi: per un designer come te è una sfida oppure un limite? Esistono marchi con cui il feeling, nel momento in cui si appoggia la matita sul foglio, "cresce"? Se si, quali sono? O: Entrambi i marchi citati offrono un approccio emozionale molto forte. Sono Case per cui “per forza” devi disegnare qualcosa di buono. Insomma ci sono casi (come per Ducati e BMW appunto, ma anche parecchi altri) in cui tracciando le linee mi viene da fare BRUM BRUM con la bocca tanto è il “coinvolgimento”. Per me non è assolutamente un limite, ma nemmeno una sfida...solo piacere!

F: Cosa ne pensi del design delle moto attuali? C'è coerenza tra il marchio che portano sul serbatoio e le linee che hanno? C'è qualche casa motociclistica in cui questa differenza si nota, a tuo avviso, in modo più accentuato?
O: In generale le moto attuali non mi fanno impazzire. In parecchi casi penso che ci sia questa coerenza moto/marchio (attenzione, il fatto che siano coerenti con il loro marchio non implica che siano moto riuscite). Però, come ho accennato prima si potrebbe fare anche la scelta voluta di distaccarsi dal passato. Spesso, naturalmente è la conformazione della meccanica a dare identità di marca ad un modello, tuttavia è certo che quasi tutti i Centri Stile ricerchino queste corrispondenze.



[Continua]

Tavole: Motosketches

Oberdan Bezzi #2

F: Tra il disegno della moto e la sua industrializzazione intercorre un periodo di tempo sufficiente per farla nascere già "vecchia". Come fa un designer ad anticipare i gusti e soprattutto le linee di moto che verranno commercializzate dopo 2-3 anni?
O: Il designer deve avere la visione del futuro funzionale al prodotto. Chi fa cose troppo avanzate (a meno che non siano strabiliantemente belle o funzionalissime) è destinato a veder cassate dal pubblico le sue creazioni . Far cose “vecchie” (intendo linee obsolete,….non …classiche), viene punito con il….. già visto!
C’è da dire che quasi sempre i modelli arrivano in ritardo sul mercato per ragioni assolutamente indipendenti dalla capacità dello stilista o dalla sua visione del mercato. E’ un mondo difficile, dove molte componenti tecnico/umane si devono incastrare nel modo giusto per avere un prodotto valido al momento giusto.


F: Prima di disegnare una moto, hai già un'idea di cosa andrai a creare, oppure la modifichi in corso d'opera?
O: Personalmente se gli input sono precisi e circostanziati e i committenti non cambiano essi strada in corso d’opera, ho le idee subito chiarissime e disegno esattamente quello che intendo realizzare.

F: Un marchio piuttosto tradizionalista come Bmw in questi ultimi anni ha espanso in quasi tutti i settori il suo campo d'azione, spesso "accantonando" l'immagine che si è costruita nel tempo. I risultati in termini di vendite al momento danno ragione alla casa bavarese e seppur in modo leggermente diverso, anche Ducati sembra voler intraprendere questa strada. Che ne pensi del nuovo filone di Borgo Panigale e dell'ultima Diavel?
O: BMW, sta seguendo la strada di distaccarsi un po’ alla volta dal suo filone classico, andrà bene se azzeccherà tutti i modelli (la cui cosa secondo me non stà avvenendo), per cui da Casa tradizionalista diventerà un Marchio di prodotti “innovativi”. Con la S 1000 RR, poi stanno cercando di imporsi anche come marchio “sportivo” cosa che in passato hanno sempre scacciato. Gli auguro riesca nell’intento.

Ducati, vorrebbe fare lo stesso, ma ha perso di vista il suo pubblico più fedele. Giusto fare moto fuori dalla tradizione della moto sportiva, ma perché abbandonare questo segmento?
Mi sfugge il fatto che partecipi alle competizioni (MotoGP in testa) e poi non abbia in gamma modelli sportivi, se non costosissime ed inavvicinabili Superbike.
Fanno la MotoGP per vendere le...Diavel? Una nuova SS, sarebbe stata più gradita sicuramente dal popolo Ducatista.


F: Introdurre un marchio storico in segmenti inesplorati, cosa comporta in termini di design? Ci sono dei riferimenti oppure si procede su una strada completamente nuova?
O: Chi lo ha fatto, ha dovuto pagare lo “scotto” dell’inesperienza (e spesso della supponenza). Aldilà della bontà o meno del prodotto, avventurarsi in nicchie che non appartengono al DNA della Casa è parecchio pericoloso. Per un designer può essere interessante, tuttavia a mio parere è bene entrare in punta di piedi nei segmenti in cui non si è tradizionalmente presenti. Certamente, se il prodotto sarà valido e debitamente supportato, con il tempo (e magari alla seconda o terza generazione) avrà successo, ma pensare di dettare legge essendo l’ultimo arrivato...la vedo dura. Il design in questo caso...non basta!

F: Parliamo di Guzzi: si vocifera l'arrivo di un nuovo propulsore. Come lo vedi, in ottica futura, questo marchio? Ha le potenzialità per risorgere definitivamente oppure sarà ancora destinato a raccogliere poche soddisfazioni in termini di vendite?
O: I prodotti ed i Marchi, li fanno gli uomini. Credo che alla MOTO GUZZI siano carenti proprio sul piano umano. Se non si ha un management capace (soprattutto di ascoltare), anche un prodotto potenzialmente valido non funziona. Non è (solo) con un motore nuovo che si salva la situazione. Ci vuole un rinnovamento (totale) della dirigenza ed una maggiore autonomia dal…Gruppo. Eppoi tecnici (giovani) capaci e designer in gamba.

F: Che "cura" proporresti per rimetterlo "in carreggiata" nel breve e medio termine?
O: La cura dovrebbe essere radicale sul piano gestionale come ho accennato. In futuro tre famiglie di motori, pochi modelli ma buoni. Per fare un paragone ingeneroso ( io ho il massimo rispetto per il Marchio MOTO GUZZI) dovrebbe diventare la BMW Italiana.

F: Vorrei una tua opinione sul design di Honda, Yamaha, Bmw, Ktm, Aprilia e sul nuovo corso MV Agusta, privo di Tamburini.
O: Honda , in generale senza infamia e senza lode. Yamaha, ne azzecca una su cinque Bmw, brutte che piacciono. Ktm,…….no comment Aprilia, colpevolmente poco attraenti MV Agusta, design buono ma non eccelso come potrebbe.

F: Mi piacerebbe conoscere una tua opinione sulle cause che hanno portato al fallimento la Moto Morini. Sono, secondo te, riconducibili al design delle moto oppure ad un errata scelta della cilindrata con cui hanno esordito sul mercato?
O: Facile, le moto erano...brutte! Il motore non ha colpe.


F: Le case giapponesi per diverse ragioni, annaspano nei confronti delle aziende europee che dimostrano una sorprendente vitalità. Come potrebbe una casa giapponese, risollevare le sue vendite? Che tipo di design servirebbe per distinguersi dalle "sorelle" e poi dalle rivali europee?
O: Per Honda richiamare in servizio Mitsuyoshi Kohama, il genio assoluto del design motociclistico e cacciare chi ha deliberato la nuova VFR. Per le altre ci vuole un designer con le idee chiare...io un nome l’avrei!

F: Hai 20.000 euro e devi comprare una moto attualmente presente sul mercato. Quale sceglieresti, considerando esclusivamente il suo design? Perchè?
O: La Ducati 1198. E’ la più “compiuta” anche se non mi soddisfa integralmente.

F: Le tue cinque moto preferite e, di riflesso, quelle peggiori.

O: HONDA RC 212 V del 2007
HONDA NR 750 Oval Piston
HONDA RC 211 V
NORTON MANX
KAWASAKI 500 Mach III del 1969

MOTO GUZZI CENTAURO
MOTO MORINI CORSARO
DUCATI MULTISTRADA
BENELLI TNT
BMW K1

F: Ci sono moto che avresti voluto disegnare?
O: La HONDA RC 212 V del 2007

F: Ci sono designer con cui ti piacerebbe collaborare?
O: Mi piacerbbe confrontarmi sullo stesso tema e con gli stessi input, collaborare…no! Il designer di moto è un individualista, buio ed incazzoso. Stà bene da solo.

F: Mi piacerebbe conoscere qual'è la moto ideale di Oberdan Bezzi e soprattutto qual'è il nome sul serbatoio.
Una moto supersportiva, con un motore esagerato e super tecnologico. Compatta e...bellissima. Direi...MV AGUSTA!


Tavole: Motosketches

Friday, June 25, 2010

Bezzi #13 - Ducati Mono 450 Series

Il motore monocilindrico non è nuovo in casa Ducati. Con questo schema motoristico sono state costruite a Borgo Panigale splendide motociclette da strada e da corsa, scrambler oggi ricercatissime e quotatissime e anche una splendida sportiva, denominata Supermono, prodotta in quantitativi molto limitati.

Osservando il successo di Ktm credo che i tempi per un ritorno del monocilindrico in casa Ducati siano davvero maturi e il bravissimo Oberdan Bezzi ha proposto una gamma di monocilindriche che potrebbe ampliare notevolmente l'immagine, il prestigio, le vendite e perchè no anche il palmares di vittorie mondiali della casa bolognese.
Le proposte di Oberdan spaziano in tutti i settori del mondo "off-road" e ritengo siano veramente molto azzeccate...vediamole nel dettaglio.

Ducati Desmoscrambler 450

Il ritorno del mitico Scrambler passa per questa nuova monocilindrica che ha l'obiettivo di essere l'entry-level di casa Ducati. Linea molto semplice, facilità di guida, componenti di qualità (come i freni Brembo) e soprattutto un ricco catalogo di accessori per personalizzarla sono i must della nuova mono made in Bologna.
Una moto per andare al mare, per passeggiare e per la guida in totale relax. Da preferire allo scooter soprattutto perchè è una moto, per lo stile e per il blasone del marchio.
Rivali? La bicilindrica Triumph Scrambler 800 e la Derbi Mulhacèn 659. La cilindrata 450, facilmente riducibile a 400 cc, consentirebbe al marchio italiano di competere anche sul suolo nipponico dove le moto di piccola cilindrata hanno varie agevolazioni.


Ducati Desmotracker 450


Sulla stessa base della Scrambler è possibile allestire anche una variante dirt-track, magari da creare in piccola serie o come kit nel catalogo Ducati Performance. Possibile impiego in un trofeo monomarca dedicato agli amanti della guida di traverso, previa installazione di un kit di potenziamento. Molto affascinante con le tabelle portanumero e con lo scarico Supertrapp, anche questa tracker è contraddistinta da componentistica di qualità.


Ducati Desmolight 450

Sulla falsariga della Ktm Duke 690, questa autentica fun-bike potrebbe inaugurare un nuovo filone di naked, compatte, maneggevoli, curate...e soprattutto divertentissime per via del favorevole rapporto peso-potenza. Una moto da città o all'occorrenza da "misto stretto", citando la categoria introdotta dalla CR&S Vun, sua ipotetica rivale insieme alla Ktm Duke, anche con il gap di cavalli e centimetri cubici a favore delle ultime due.
Anche in questo caso la cilindrata 450, consentirebbe di entrare con opportune modifiche nel mercato giapponese, noto "estimatore" del marchio italiano.


Ducati Desmocross 450

L'immagine del marchio Ducati nel mondo della velocità è fortemente consolidata. Perchè non costruirla quindi anche nel mondo "off-road"? I presupposti ci sarebbero tutti...e la Desmocross 450 è l'arma di punta, sviluppata dalla Ducati Corse, per aggredire il mondo delle competizioni su terreni di ogni tipo. Partecipazione al mondiale MX1 con una coppia di piloti italiani da far girare la testa: Tony Cairoli e David Phillipaerts!
Produzione in serie in quantitativi limitati (distribuiti da Ducati Corse) per essere l'alternativa italiana a rivali famose con in testa Aprilia RXV 450, KTM SX 450 e Yamaha YZ 450.
Probabile partecipazione anche nel Supercross USA!


Ducati Desmotard 450

Sulla stessa base della Desmocross è ipotizzabile la creazione di una Supermotard, nata per competere nel mondiale Supermoto. Anche in questo caso le rivali sarebbero Aprilia, Ktm, Yamaha e TM sia sui circuiti che nelle vetrine dei concessionari.
Finiture e componenti esclusivamente installati per correre, con prezzo adeguato al blasone e alla qualità di una macchina pronto gara.
Distribuita da Ducati Corse, questa Desmotard non è altro che una versione "clienti" del mezzo ufficiale che corre nel mondiale con il re della derapata...Thierry Van Den Bosch!

Davvero belle!

Francè


Tavole: Motosketches

Monday, January 4, 2010

Bezzi #12 - Triumph "Three Series Classic"

La casa motociclistica che negli ultimi anni ha contribuito in maniera più incisiva alla rinascita del settore "Vintage" è stata la Triumph. Sin dal 1996 la casa inglese ha sempre avuto in listino modelli classici nel design ma performanti nelle prestazioni, ed esempi illustri sono rappresentati dalla famosa serie delle tricilindriche Thunderbird, sostituita dalle tre declinazioni della twin Bonneville a partire dagli anni 2000.

La concorrenza, forte del grande apprezzamento delle bicilindriche di 800 cc, ha proposto in tempi diversi valide alternative alle classiche di Hinckley che, nel 2010, dovranno affrontare la concorrenza di Ducati (GT 1000), Honda (CB 1100) e Morini (Sport 1200), tutte decisamente più performanti delle twins inglesi.

Perchè, quindi, non proporre una nuova serie di moto dal gusto storico e classico, magari ripescando lo splendido tricilindrico di 955 cc ad iniezione, raffreddamento a liquido e quattro valvole per cilindro già visto in passato sulla serie "Urban Sport"?
In questo modo il gap prestazionale con le rivali - magari utilizzando una versione del tricilindrico da 110-120 cv all'albero - verrebbe decisamente ristabilito...e anche dal punto di vista economico, l'adozione di motore e telaio comuni permetterebbe di contenere decisamente il prezzo d'acquisto.

Con gli splendidi bozzetti creati in passato da Oberdan Bezzi, è possibile ottenere una gamma "virtuale" di questa nuova famiglia di moto, da chiamare magari "Three Series Classic" che secondo me potrebbe avere decisamente successo...

Triumph Trident
"Must" di questa nuova famiglia sarebbe sicuramente la Trident, moto dall'enorme carisma che entrerebbe in diretta concorrenza con la Ducati GT 1000 e la Honda CB 1100. Linea classica, posizione di guida votata al comfort assoluto e componenti di assoluta qualità come freni Brembo, particolari cromati, cerchi a raggi e faro Lucas posteriore. Immancabile il singolo scarico a tre uscite, vero marchio di famiglia delle Trident degli anni '70.


Triumph "New Hurricane"

La creatura di Craig Vetter ritorna!!! La famosa Triumph creata dal designer americano, arriverebbe sul mercato con una veste tecnica comune alla Trident, ma ispirata nel look all'antenata giallo-arancio degli anni '70 (prima foto sotto). Anche per questa splendida tricilindrica componenti di qualità e uno splendido scarico con il caratteristico andamento "uno in tre". Per questa reinterpretazione della Hurricane, edizione limitata con i colori storici, e firma sul serbatoio di Vetter.



Triumph "Derivata"
Di gran lunga la mia preferita. Ispirata alle Trident che correvano in Italia le gare riservate alle moto di serie e preparate dall'importatore Koelliker (da cui viene ripreso il bellissimo accostamento cromatico e lo scarico a megafono verniciato di bianco), questa cafè-racer sarebbe la preferita dai "gentleman riders" e dalla Triumph Italia che la utilizzerebbe in campionati monomarca tipo "Thruxton Cup".
Molto belle anche le versioni con tabelle portanumero integrate e cupolino.




Triumph "Slippery Sam" e "Buca per lettere"
Queste due proposte, uniche nel loro genere, rappresentano rispettivamente le "Racing Historical Replica" del marchio inglese adibite sia all'uso stradale che a quelllo in circuito.
La "Slyppery Sam", con il 955 da 120 cv rappresenta un'inedita proposta vintage applicata al settore delle "mezze carene", ormai abbandonato da tempo da quasi tutte le case.
La "Buca per lettere", equipaggiata con il 955 da 150 cv (installato in passato sulla mitica Daytona), inaugura anch'essa un nuovo filone: la moto "pronto pista" con evidenti richiami stilistici alle splendide creature tricilindriche BSA/Triumph degli anni '70.



Triumph "Flat Track Look"
L'unico genere non esplorato nella gamma Bonnie, diventerebbe appannaggio esclusivo della "Three Series Classic". Livrea racing, accessori di livello qualitativo elevato e immancabile tabella portanumero laterale caratterizzano questa proposta decisamente appetibile per gli amanti del genere. Cerchi a razze o a raggi per esaltare il lato "naked" o "classic racer" per fronteggiare l'unica vera concorrente diretta: l' Harley Davidson XR 1200.


Oltre a complimentarmi con Oberdan...vi confesso che le vorrei avere tutte!!!

Francè

Foto: mc24
Tavole: Motosketches

Monday, September 7, 2009

Bezzi #11 - Moto Morini 9 1/2

Il nuovo corso della Moto Morini è cominciato effettivamente nel 2005 con la commercializzazione dell'incredibile naked bicilindrica Corsaro 1200 (da ben 140 cv!) che ben presto si è fatta rispettare nelle varie comparative avvenute con le rivali più famose ed accreditate del settore.
Oltre alla Corsaro, il cui nome era già stato utilizzato negli anni '60 da una monocilindrica prodotta dalla casa di Bologna, la Morini, utilizzando l'ottimo propulsore "Bialbero Corsa Corta" e componenti simili per più modelli, fece debuttare nel 2005 la 9 1/2, naked dal look classico, ancora in listino (foto sotto).
Anche per questa nuda venne utilizzato un nome che rievocava il passato della casa di Casalecchio di Reno, ma in questo caso, a mio avviso, la scelta non è stata felice.


Ad eccezione della recente endurona Granpasso, la gamma Morini (disegnata dal centro stile Marabese Design che collabora anche con molte altre case motociclistiche) la ritengo stilisticamente poco "originale" e l'aver abbinato un nome storico (seppur modificato per via della cilindrata che doveva essere originariamente, solo per la 9 1/2, di 950 cc) ad una naked troppo classica nel design ha significato perdere la possibilità di rendere omaggio agli appassionati, di una vera erede della gloriosa 3 1/2.
La linea della 9 1/2, inoltre, la ritengo poco gradevole per via del terminale di scarico troppo "moderno" e collocato in maniera poco coerente con il look vintage della moto e anche le recenti colorazioni, troppo "aggressive", non hanno migliorato la situazione.


Moto Morini 3 1/2
La Morini 3 1/2 può essere considerata una delle icone del motociclismo italiano degli anni '70. Bicilidrica di 350 cc e prodotta dal 1972 al 1982 la 3 1/2 ha racchiuso in un'unica motocicletta affidabilità, estetica e prestazioni, riscuotendo un immediato successo che consentì alla Morini di farsi conoscere in misura sempre più importante.
Il propulsore bicilindrico a V di 72° della 3 1/2, successivamente cresciuto fino alla soglia dei 500 cc, venne creato da Franco Lambertini, "papà" anche del recente "Bialbero Corsa Corta".




La vera erede

Gli splendidi bozzetti di Oberdan Bezzi che potete osservare in basso ritraggono una possibile erede della 3 1/2 in due "versioni" piuttosto simili: il primo disegno, piuttosto datato, si riferisce alla 9 1/2 prima dell'avvento del "Bialbero Corsa Corta", mentre il secondo, di qualche mese fa, vede già l'impiego del bicilindrico di 1200 cc impiegato sull'odierna produzione Morini.
Le due moto, piuttosto simili, sono catterizzate da una linea che richiama il look della 3 1/2 e vede l'impiego di semimanubri, di scarichi bassi cromati, di cerchi in lega, di una sella con la parte finale "a gobba", e di serbatoio e fianchetti che richiamano le forme pulite e classiche della progenitrice.
Oltre a componentistica di alto livello, caratteristica comune alle Morini di oggi, l'ultima proposta tiene conto anche di un telaio in comune con le altre bicilindriche di Casalecchio, per razionalizzare i costi di produzione.

Oltre a rappresentare la vera erede della 3 1/2, questa moto entrerebbe di diritto nel segmento vintage andandosi a scontrare con la Ducati GT 1000, con la bellissima Norton Commando 861 di prossima commercializzazione, e anche con le probabili nuove Honda CB 1100 F e R. Sinceramente non penso che l'attuale 9 1/2, stilisticamente parlando, sia in grado di reggere questo confronto...
Che ne pensate?

Francè



Foto: Motociclismo e 2ri.de
Tavole: Motosketches

Friday, June 26, 2009

Bezzi #10

La recente produzione motociclistica della Bimota è caratterizzata esclusivamente dall'adozione dei bicilindrici Ducati sia a due che a quattro valvole. In passato la casa riminese ha equipaggiato le sue splendide e curatissime motociclette con i più disparati propulsori, e nonostante le ottime qualità dei motori costruiti a Borgo Panigale, questa fornitura "monomarca" non rispecchia in pieno la tradizione della fabbrica situata in Via Giaccaglia.
Nell'ottica di un'eventuale espansione della casa riminese, quindi, è lecito pensare che i propulsori montati sulle Bimota possano essere anche costruiti al di fuori degli stabilimenti Ducati.

Da ormai qualche anno, rimanendo sempre in territorio emiliano e più precisamente a Casalecchio di Reno, viene realizzato dalla Moto Morini uno splendido bicilindrico a V di 87° capace di circa 140 cv e denominato "Bialbero Corsa Corta".
Perchè quindi non immaginare delle Bimota motorizzate Morini? Oberdan Bezzi ha realizzato in tempi diversi degli splendidi bozzetti che ho riportato in ordine di esecuzione...

MMB-1 & MMB-2 "First Edition"
La MMB-1 è una "streetfighter" caratterizzata, come tutta la produzione della casa riminese, da un superlativo telaio, realizzato sia con elementi in tubi e sia con piastre in alluminio.
Classici doppi ammortizzatori, forcella a steli rovesciati con pinze Brembo ad attacco radiale, fari a led e linee spigolose fanno da cornice al Bialbero Corsa Corta.
Tutte le naked di pari categoria sono avvisate...anche se le dirette rivali, soprattutto per questioni di prezzo sarebbero limitate, per quanto riguarda la produzione odierna, alla MV Brutale 1078 RR e alla Ducati Streetfighter S.


La MMB-2, che nella prima immagine è in versione "concept" strizza maggiormente l'occhio alle scrambler, anche se la contaminazione con il genere naked non è nascosta. La base tecnica è la medesima della MMB-1, ma magari con il bicilindrico della Morini depotenziato a 120 cv e un prezzo inferiore a quello della MMB-1 l'appetibilità di questa moto crescerebbe non poco...



MMB 1 & MMB 2 "Second Edition"

E se la Bimota realizzasse la sportiva che attualmente manca nella gamma della Moto Morini?

La MMB1 diventerebbe l'alternativa "vera" all'altra famosa bicilindrica italiana...con la recente sportiva DB7, se ci pensate, la Ducati non ha concesso l'utilizzo del motore 1198...in questo caso, con una maggiorazione in termini di cavalli (in Moto Morini dicono di aver visto anche i 180 cv!) le rivali diventerebbero anche le quadricilindriche quali Aprilia RSV4 ed Mv Agusta F4.
Anche se il prezzo rimarrebbe fuori dalla portata di molti, una moto del genere con la sua immancabile dote di fascino e ricercatezza si creerebbe comunque un piccolo stuolo di ammiratori...e anche papabili compratori!

Magari sulla stessa base si potrebbe creare anche una naked ad un prezzo leggermente inferiore, ma comunque ricercatissima sia nelle linee che nella dotazione tecnica...

Complimentissimi Oberdan ma...la Bimota potrebbe guardare anche verso Noale!

Francè

Tavole: Motosketches

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