Showing posts with label Pensieri. Show all posts
Showing posts with label Pensieri. Show all posts

Monday, April 4, 2011

Roberto Patrignani - Ti porterò a Bray Hill

..."Così nello spazio di poche ore seppi tutto delle motociclette: che erano meravigliose, che nulla poteva eguagliarle, che avevano voce e odore, che potevano essere domate con grande bravura, ma che potevano anche uccidere, senza colpa, senza cattiveria, senza comprendere, ma era certo che potevano farlo. Che grande, che grandissimo peccato originale che non meritavano di aver ereditato dalla fallibilità umana."....

Roberto Patrignani

Tuesday, February 15, 2011

Dream Rangers

Ringrazio Littlejohn per avermi segnalato questo splendido video.

Da guardare assolutamente!

Francè




Video: Youtube

Thursday, February 10, 2011

L'uomo sulla moto


"L'uomo sulla moto
correva incontro al vento,

alla vita e all'amore.
Correvano anche i suoi pensieri,
andavano verso una donna

che aveva incontrato il giorno prima.

Lei lo fissava, turbata,
attratta dai suoi occhi grandi,

lui lavorava e le parlava di sè.
Le raccontava della sua passione per le moto,
dei viaggi del passato

e del viaggio che avrebbe fatto l'indomani.


ED È GIA' DOMANI!...

L'uomo sulla moto
è in viaggio,
corre incontro alla montagna che lo aspetta.

I suoi pensieri corrono,
anzi volano, verso la donna di ieri.

All'improvviso una certezza
squarcia la sua anima,
come un fulmine a ciel sereno!

Se l'ha incontrata ci sarà una ragione,

se gli è rimasta dentro

la incontrerà di nuovo.

Mentre i suoi pensieri

volano verso di lei,
il suo cuore avverte un'emozione sconosciuta.
L'uomo sulla moto ora sa,

si tratta solo di aspettare, perché, prima o poi,
si incontreranno ancora.


E LUI SA ASPETTARE..."


Cinzia Gargiulo



Foto: Toofastforyou

Friday, October 15, 2010

Roberto Casadei - Sciàntal e Goffredo

"a Sciàntal era una ragazola ventiduenne bella come il profumo dei campi in primavera, con sto viso dolce disegnato dal pittore degli Dei coi colori rubati ai sogni, incorniciato da una cascata di fili d'oro lisci quanto basta, due occhi grigi da quant'erano azzurri, le mani candide e affusolate che facevan gli sghitoli alla vita, un par di tettini antigravità che stavan bene su tutto e due gambe lunghe e sode: finivano da una parte in due eleganti piedini e dall'altra in un panettoncino posteriore che ti veniva voglia di segnalarlo all'Unesco per metterlo al Louvre come patrimonio dell'umanità.
La Sciàntal era di buona famiglia: la madre era un tocco di quarantenaria che portava ancora a spasso una gnoccagine infinita e suonava la Viola (e la tromba, ma in famiglia non si sapeva...); il papi era un commercialaio revisionista contico molto conosciuto e molto onesto, giusto appena una denuncetta per sospetta truffa, ma niente di che...

La Sciàntal, come da contratto, andava bene all'università e l'unica volta che un professore osò negargli la lode, Sciàntal fece ricorso, liberò tutta la sua intelligenza e la sua retorica e l'infinita dolcezza dei mille languidi cobra che aveva nella voce, sputtanarono il mentecatto davanti ai colleghi per manifesta incompetenza: il prof entrò in analisi...
Quando si truccava era di una precisione chirurgica e non tralasciava il minimo dettaglio, tutti dicevano: "come è bella, e non si trucca neanche!", le rare volte che metteva invece del lucidalabbra il rossetto, la protezione civile dava l'allerta e imponeva il coprifuoco ai cardiopatici e buttava secchiate di bromuro nell'acquedotto.

La Sciàntal oltre tutto st'ambaradan di regali che la natura gli aveva fatto, era pure dolce, non rifiutava sorrisi ed era amica di tutti: aveva persino provato a darLa in conto visione ma tutte le volte era un disastro: la prima volta che si sbottonò il camiciolo davanti a Marco, il burino sburone bellone, lui cominciò a tremare come un plino davanti quelle marmoree rotondosità sballonzolanti e a invocare i nomi di tutti i santi dell'arco calendariale, e svenne estatico, ora lo vedete al parco che porta il pesce ai gatti randagi.
Poi venne Andrea: biondelicato, sensibile e figliodiputtana con un gran carnet imperiale di gnocche all'attivo, il miele dei baci della Sciàntal lo imbriacò di netto; adesso fa la corte al Marco di prima.
La volta buona sembrava quella di Gianni: calciatore zuccone che andava all'università con Sciàntal, un giorno che studiavano insieme, studia che ti ristudia, era arrivato allo scorger il Shangri La Mutandico della fanciulla: quando dai suoi boxer il piripillino piangendo disse: "No, mister, non me la sento di tirare sto rigore!" e si ritirò (in tutti i sensi...)

Una notte di fine primavera stava tornando da una festicciola mezza che imbariaga, quando le si piantò la Mini in tel bel mezzo del Nulla, provò a cellufonare ma il segnale latitava mestamente, provò pure ad aprire il cofano, nada! In quella kaiser di stradina non passava nessuno e cominciava a preoccuparsi, quando udì il rumore di una mietitrebbia che si avvicinava e pensò come una principessa delle fiabe: " finalmente un gentil contadinello che mi aiuterà!"
Il contadinello era il Goffredo e la mietitrebbia che cavalcava era un mastodontoso Gussi California Custom milleddue primi anni ottanta scintillante di cromature e con più luminarie del Foliès Bergere, la sinfonia mietitrebbica era il possente respiro del motore che giungeva dagli scarichi aperti.
Il Goffredo vide l'auto in panne, fermò il bicilindrone e scese dalla cavalcatura presentandosi in tutto il suo metro e novanta per un quintale netto diviso venticinque anni, si tolse il casco e sotto la zazzerona castana, c'erà sta faccia da bue buono e sti occhi verdi; i due si presentarono e Goffredo chiese cosa era successo.

Sciàntal: "si guarda, mi ha fatto un rumoraccio e poi si è fermata, qui in mezzo al nulla e non prende neanche il cellulare, non è che puoi darmi in qualche modo una mano?"
Goffredo: "si capisce! io di solito appoggio le mie manine solo su roba seria e italiana con due ruote e due carburatori, ma vediamo se riesco a combinare qualcosa su sto trabaccolo giargianese, dai apri il cofano!"
Sciàntal obbedì, Goffredo ispezionò periziosamente l'apparato propulsore e poi si impiantò immobile con le braccia conserte per cinque minuti buoni senza proferir parola, sembrava un incrocio tra una divinità vichinga e un grande capo pellerossa; Sciàntal stava per dirgli qualcosa, quando il volto di Goffredo si riaccese e fece un gran sorriso: "è una cazzata, adesso facciamo una trasfusione meccanica che ti farà tornare a casa!".

Prese da sotto la sella una borsa di pelle nera con un'aquila dorata sopra che sembrava minuscola, la srotolò e la aprì per un'estensione di due metri quadri, mostrando una dotazione di splendenti attrezzi con cui si potevano registrare anche le turbine di un Boeing 747; prese un par di chiavi, svitò un bullone alla Gussi e ne estrasse una rondella che trapiantò con perizia chirurgica nel motore della Mini.
"Accendi!" disse Goffredo, e il motore cantò come un fringuello, poi disse: "Ascolta ti ho fatto un accrocchio che ti fa da ponte, ma non ti assicuro che tenga botta, ti seguo fino a casa!" Così fece e Sciàntal ritornò a casa scortata, al momento dei saluti Sciàntal disse: "sei stato molto carino con me, come posso sdebitarmi?" Goffredo capì che la Sciàntal quelle robe le pensava veramente e allora con un gran sorriso le chiese: "ascolta domenica c'è un raduno sugli appennini, non mi va di andarci da per solo, vieni con me?"
Sciàntal, sincera disse: "ma io veramente ho paura a salire sulle moto..."
Goffredo: "guarda che questa non è solo una moto, questa è una Gussi! Ti passo a prendere domenica mattina alle sette, abbiamo duecento chilometri da fare, te rimedia un casco, ti saluto"
Sciàntal rientrando pensò:"ma guarda te che impertinente...si....però....è un sandrone!..ma, sta a vedere che..." e quella notte non riuscì a prender sonno.
Goffredo tornando a casa guardando le stelle pensò agli occhi di Sciàntal, il freschino della notte gli ricordava il brivido che gli aveva procurato il suo tenero "grazie", e si addormentò pensando: "fatta gnocca che ho incontrato!"
Domenica mattina Goffredo arrivò puntuale e la Sciàntal si presentò in jeans sduciti, stivaloni e giubbotto in pelle: un concentrato di gnocchismo al quadrato, Goffredo gli disse: "complimenti! Salta su che non morde mica!"
Sciàntal per la prima volta in vita sua si accorse subito che le sue terga eran fatte per stare su quel sellino posteriore, fece finta di non notare le maniglie laterali e distrattamente si abbracciò a Goffredo e la giornata iniziò.

Al motoraduno fu un'apoteosi di filosofia e salsicce,di birra e casino, di bruttefacce dal cuore d'oro e di puro rakkenroll: Sciàntal era felice come non mai e all'una e un quarto, tra lo stinco e l'insalata,senza neanche pensarci su, schioccò il primo bacio. La giornata finì ma altre giornate ed altri chilometri li stavano aspettando, Goffredo appena finiva di lavorare (con suo padre aveva un camion per gli spurghi, un lavoro che salvava dalla cacca parecchie persone) andava a prendere col MotoGussi la sua bella. Da li a poco finirono sbracati sul talamo e scoprirono che erano nati per farsi l'amore a vicenda.

Una notte erano tutti e due in mezza gatta a guardare il cielo e Goffredo le disse: "La vedi quella stella lì, quella bella luminosa che sembra faccia un triangolo con le altre due lì vicine? Quella lì si chiama Sciàntal come te, ma te sei più bella e lucente di lei!"
Sciàntal rispose ridendo: "Sei un fanfarone quella è Deneb, della costellazione del cigno, ma ti amo anche per questo!"
Sciàntal non aveva mai detto ti amo a nessuno, e Goffredo non aveva mai sentito mai una parola così dolce in tutta la sua vita, si abbracciarono rendendosi conto che mai una notte in tutta la loro vita sarebbe stata così perfetta..

E fu così, Goffredo accompagnò a casa Sciàntal, la baciò lungamente e sulla strada del ritorno dietro ad una curva incontrò Madame Destino, travestita da camionista ubriaco, che si prese quel che rimaneva dei suoi giorni.
Sciàntal in una notte d'estate quindici anni dopo, era sul terrazzo che piangeva stringendosi un ciondolo al petto, suo marito uscì e gli chiese: "amore perchè piangi, ti vedessero le gemelle e Luca!"
Sciàntal rispose: "hai ragione, ma sai, sapere che quella stella lassù ha il mio nome, mi mette una strana malinconia..."
Il marito inforcò gli occhiali e disse: "ma quella tesoro è Deneb, ti stai sbagliando!"
Sciàntal: "le cose a volte assorbono il nome che gli si dà col cuore, vai a letto che tra poco arrivo".
Il marito ubbidì, era abituato alle sue piccole stranezze: il non volergli mai dire "ti amo" sebbene fossero una coppia perfetta, il non voler mai salire dietro su una moto, sebbene ne guidasse una, quell'aquila dorata tatuata sul cuore e il suo portarsi quella strana rondella incastonata nel ciondolo."

Roberto Casadei


Desidero ringraziare Roberto Casadei per avermi concesso la pubblicazione di questo bellissimo racconto.

Francè

Tuesday, July 20, 2010

Racing Thoughts #2

Guy Martin:

-"Vincere è un'eventualità. Lo è anche morire. E se non rischi di morire non vinci."

Michel Fabrizio:

-"Contento di aver fatto il miglior tempo con il record della pista? Più o meno...se c'era Bayliss mi avrebbe dato la paga!"

Carl Fogarty:

-"La morte potrebbe essere dietro ogni curva, e ci sono solo due modi per reagire: permettere che la paura vi assalga, o risalire in sella"

Max Biaggi:

-"Agostini diceva sempre, quando vinceva in modo più o meno facile, che aveva bisogno di battere qualcuno, di avere un rivale, di sentire l'ombra dell'avversario nelle curve. Io non cerco questo, vincere è già sufficiente."

Valentino Rossi:

-"La 500 è una cosa nervosa, come una ragazza bella ma scontrosa. Se le dai più confidenza del dovuto non ti perdona. Per questo dopo una vittoria le dico "grazie" e se mi butta in terra "bastarda". Alla sera però, prima di andare a dormire, non le telefono..."

Ruben Xaus:

-"Io credo che Rossi sia l'unico pilota che quando è nato già sapeva pilotare la moto. Gli altri hanno solo imparato."

Lucio Cecchinello:

-"Per un pilota il rapporto con la moto è come quello con una donna bellissima: ti fa provare sensazioni uniche ma anche disperare. E pur sapendo che il rapporto è destinato a finire fai di tutto per farlo durare il più possibile."

Loris Capirossi:

-"Il motociclismo è un mondo in cui per fare carriera bisogna essere cattivi, e io non sono cattivo, sono sensibile, molto sensibile."


Foto: Guy Martin, Motoblog, MCNEWS.COM.AU e Motorcycle Racing Heroes of the Past

Saturday, December 5, 2009

Photo #43


"Meccanica sospesa nel tempo
chilometri vissuti e strada percorsa
Amore dato e ricevuto
lungo il fluire degli eventi
come un'amica che ti consola
come un'amica che ha bisogno
come un'amica di cui hai bisogno
lungo il fluire della tua vita
con la certezza di un amore che non finirà mai."

Francè


Foto: Toofastforyou

Wednesday, October 21, 2009

Racing Thoughts #1

Kevin Schwantz:


- "Aspetto che il panico cresca, quando la paura si tramuta in visioni celestiali, inizio a staccare..."

Valentino Rossi:


- "Non penso che la moto sia solo un pezzo di ferro - anzi penso che abbia un’anima perché una cosa così bella non può non avere un’anima. Una moto è come una bella donna, delle volte è arrabbiata, delle volte ti dà delle grandi soddisfazioni, ma devi sempre cercare di non farla arrabbiare perché altrimenti ci potrebbero essere dei problemi..."

-" Le donne sono come i giornalisti: quando vinci, arrivano..."

-"Le moto sono come le donne: se te la vogliono dare te la danno altrimenti non c'è nulla da fare.."


Kenny Roberts:


- "Un pilota di moto lo puoi riconoscere anche al ristorante. È quello che impugna la forchetta con il pollice e l'indice della mano sinistra!"

Joey Dunlop:

- "I never really wanted to be a superstar, I just wanted to be myself. I hope people remember me that way."

-"Al TT non conta sapere dove devi aprire il gas, ma dove devi chiuderlo..."

Giancarlo Falappa:



- "Il secondo è il primo dei perdenti! L'importante è vincere, non partecipare!

Max Biaggi:
- "Questa è una corse tra motociclette, non un concerto di musica classica! "

T. Bayliss - MotoGP Valencia 2006:


Giornalista: "allora Troy come sono queste Bridgestone ?"
Troy Bayliss : "...rotonde e nere"

Walter Villa :

-"Ognuno di noi nasce con un tot di carburante nel serbatoio di cui non conosciamo la quantità. A qualcuno è stato fatto il pieno, altri ne hanno metà, altri nascono che sono già in riserva. L'unica è tirare come niente fosse e quando poi sentirai che il carburatore si svuota improvvisamente,è il tuo momento. L'importante è non essere andato a passo di lumaca tutta la vita per timore di questo momento!"


Foto: Superbike Planet, Mc News, Motorcycle Usa, e Motorcycle Racing Heroes of the past

Sunday, June 21, 2009

Motociclisti...strana, meravigliosa gente!


"Una volta, qualche anno fa, il papà di uno di noi che ora non c’è più, il papà di un Angelo con il #24 sul cupolino e nel cuore ci ha definiti cosi: “… Mi aveva tanto parlato di voi, ma a dire il vero non lo avevo mai ascoltato più di tanto, ma essendo un gran “capoccione” me li ha voluti far conoscere uno ad uno, questi ragazzi da abbracciare e baciare come figli propri, immersi in quelle loro tute di pelle, con i loro caschi sgargianti, tutti veri DURI!
Gente che su strada non abbassa mai lo sguardo. Ma provate ad alzare loro quelle visiere scure da marziani e troverete occhi splendidi, puliti, gonfi di quelle lacrime vere in cui puoi annegare ed arrivare fino infondo alla loro anima per vedere com’è candida. Provate poi a togliergli quelle tute e troverete al loro interno dei bambinoni innamorati della vita, dei week-end a bistecche e salsicce, ma ancora tanto bisognosi di un padre o di una madre che li prenda per mano quando la sorte inizia a giocare duro.
"

Si dice che ogni volta che saliamo in sella ai nostri destrieri insieme a noi salgano pure Angeli e Diavoli… È vero!
Rappresentano quel dualismo che rende questo modo di vivere così denso di emozioni che a volte il cuore pare voler saltar via dal petto e mettersi a correre, ad urlare.
Diavoli che girano quel polso in maniera a volte così irrazionale e violenta che lo schizzo di adrenalina ti arriva diritto al cervello senza passare dal via, lasciandoti i tremori per lunghissimi interminabili minuti, e angeli che portano il volto e la voce di chi non è più con noi, dei nostri affetti, delle nostre paure ed esperienze costruite sulle nostra ossa rotte. Sì, è vero, in moto si muore, capita… può capitare ad ognuno di noi e ci si fa male, tanto male, ma quanta vita si trasforma in ricordi bellissimi, in attimi eterni, in risate così fragorose da far tornare il sole anche in una fredda e piovosa giornata di novembre?

Parlate con ognuno di noi e fatevi raccontare un giro, un aneddoto, una curva e perdetevi in quello sguardo che comincia a scintillare, nelle risate, nel sorriso che, spontaneo, stira gli angoli del viso e distende la fronte…

Parlate con ognuno di noi e chiedetegli cosa sarebbe di lui se un giorno dovesse rinunciare a questa passione e preparatevi a sentire l’urlo del silenzio, a vedere quello sguardo di bimbo diventare lo sguardo di un marinaio costretto a vivere a terra con il mare in vista o di un pilota che guarda il cielo ancorato a terra…
In moto si muore, è vero… ma non esiste modo migliore per vivere il tempo che ci è concesso…

E se ancora non lo avete capito… beh, lasciate perdere, non lo capirete mai…
Ma se un domani, andando al mare con la vostra famiglia automobilisticamente corretta, dovesse sopraggiungere uno di Noi e vedreste vostro figlio girarsi di scatto e salutare sbracciando come un pazzo, rinunciate a capire anche lui…
Lui che nella sua incoscienza vede in Noi quella scintilla che voi non siete stati capaci di scorgere.
E se vedrete il Motociclista ricambiare il saluto… beh, non c’è nulla di strano sapete?
Tra Angeli in terra ci si saluta sempre…
Ma questo, chi ha perso le ali, non lo ricorda…"

Motociclisti… strana, meravigliosa gente!

Testo composto da Icy
Video: YouTube

Wednesday, November 19, 2008

Domenica mattina...io, Lei e la strada...

"Silenzio... tutto intorno a me tace, sento solo il fruscio dei miei pensieri. Il campanile della chiesa vicina tra qualche minuto batterà' sei rintocchi, sei echi lontani. È presto ancora ma è in questo momento che il giorno si affaccia quasi in punta di piedi. Ho deciso di lasciare il letto un po' prima stamattina per rifuggire dai discorsi con i demoni dai bruti pensieri che ogni mattina da un po' di tempo a questa parte vengono a farmi visita... ma non stamattina, no... stamattina l'unica voce che ho intenzione di ascoltare è il rumore del vento...

Ecco, comincia ad albeggiare, e c'è' una luce tra il celeste e il rosa così particolare, inusuale per chi non e' avvezzo ad alzarsi prima dell'alba.

La strada di fronte casa e' un serpentone grigio e silenzioso quasi irreale per chi abita qui abituato al caos degli zombie in scatola del mattino, mentre ora sembra sussurrare solo un cantico dolce che solo i centauri sanno ascoltare mentre il cielo terso e sgombro di un grigio/azzurro indefinibile la illumina dolcemente, senza ombre...
Brividi...
Mi volto e la guardo dolcemente dormire, inconsapevole della tempesta di pensieri che accompagna una emozione che nasce lontano nel tempo e nei ricordi... molti irrazionali.... come sono le emozioni più vere.
Lei... l'altra... l'amante dalla pelle di gelido metallo e il cuore rovente di fuoco.. lei è sempre lì... pulita e lustra sotto al telo, pronta a partire... la sento chiamarmi sempre più spesso ultimamente ma il mio essere è inquieto, troppo per affrontarla.. e Lei è come Scilla e Cariddi fuse in un abito di carbonio... una demone tentatrice della quale devo essere capace di dominare il temperamento ogni volta che varco quel cancello potrebbe essere l'ultima...
Ma anche triste ultimamente...i troppi pensieri che affollano la mia mente di uomo non più bambino ove prima vi era posto solo per Lei la fanno sentire trascurata, tradita... ah... se solo sapesse che dentro arde impetuoso sempre lo stesso cuore, la stessa passione che ci accompagnava a testa bassa tra curve e tornanti con silenziosa complicità... ma vi è un tempo per vivere senza un domani, e un tempo per crescere proiettando la propria ombra accanto ad un'altra alla quale devi, in qualche modo, render conto anche se nulla chiede, nulla pretende se non poterti sfiorare nella notte per sapere che sei lì...
Silenzioso scivolo come un'ombra dabbasso, indosso pantaloni tecnici, stivali, la giacca con protezioni che ormai odora più di smog cittadino che di aria di campagna, prendo chiavi, guanti, scelgo il casco ed esco...
Mi fermo a guardarla ancora celata sotto al telo che la protegge dalla brina immaginando le sue forme, i suoi spigoli, le sue pochissime curve che si raccordano senza soluzione di continuità e che rispecchiano esattamente il suo carattere forte, senza mezze misure... bastarda... e bellissima..
Silenziosamente, molto silenziosamente sollevo il telo e la libero dalle catene per spingerla dolcemente lontano dalle finestre ove la sua voce potrebbe non essere compresa e destare il sonno di qualcuno che, giustamente, si sta già godendo la domenica mattina dormendo di gusto...
La consapevolezza del mio giocare con il fuoco accompagna quel brivido che risale sulla schiena tutte le volte che accarezzo quel pulsante e le dono la vita, ma la vita e' una sfida da affrontare a viso aperto, senza troppi ma e nessun se... perché credo fermamente che alla nascita ci venga assegnato un tempo già scritto, un diario con un numero di pagine ben definito e sarebbe davvero stupido lasciarne qualcuna bianca... senza nemmeno una singola frase, un'immagine degna di essere raccontata e ricordata.
E con la penna per scrivere una nuova avventura già in mano la accendo ed Ella si desta con un ringhio basso, irregolare ed intrigante che mi domanda se davvero lo voglio, se davvero ho voglia di inseguire la nostra ombra come allora...
Ricaccio quella punta di timore che mi ricorda che non son più il kamikaze di un tempo, tiro la frizione, innesto prima con un deciso colpo della punta dello stivale e si va....
Uscendo dal cancello mi chiedo se colei che ancora dorme possa davvero capire fino in fondo questo lato del mio essere così nascosto e così evidente... chissà... ma non dev'essere facile essere la donna di un centauro, la donna di un'ombra che scorre sull'asfalto e di un rombo che si perde nel suo stesso eco...
Scivolo piano piano facendo rotta per quella strada che si arrampica per le colline laziali, consapevole che e' ancora fredda e che le gomme fredde anch'esse potrebbero tradirmi sulla brina del mattino alla prima curva il chè rappresenterebbe, tra l'altro, un'imbarazzante epilogo di una giornata nata sotto i migliori auspici... ma tutto procede e la Tiburtina scorre lenta mentre viaggio con la visiera alzata a metà per respirare a fondo quest'aria frizzante che mi anticipa, nonostante il sole sia ancora nascosto, che sarà una gran bella giornata da vivere e una bella storia da scrivere... e veleggiando di pensiero in pensiero mi ritrovo ai piedi dei colli di Monte Bove, al solito baretto dove fermarsi per bersi un corroborante cappuccino è ben più di una piacevole abitudine prima di attaccare la salita che porta al passo.

Esco... casco, guanti, chiavi? Dove ho lasciato le chiavi? Ah si... sul bancone... ovviamente che testa! “zzzz” “zzzz” “zzzz” ... SMS: “...disgraziato, stamattina mi tradisci eh? Divertiti... e occhio che a me piaci tutto intero e quando non sono attaccata lì dietro come un sacchettino di sabbia non ti regoli...”
Sorrido... mi conosce bene... ma in realtà ho più paura di lei, troppo dolore e troppe lacrime ho già versato sull'asfalto per questa vita governata da una incontrollabile passione...
Guardo a destra, nessuno... nemmeno un gatto che attraversa... guardo a sinistra, curve, tante curve...Mi domando un'ultima volta s'è questo il vero segreto della felicità, della mia almeno... e mi rispondo di si, assolutamente si...
Riparto.
Affronto piano le prime curve piegandomi poco e con delicatezza, l'aria e' frizzante e comincio ad avere freddo alle mani. Non incontro macchine. Non incontro nulla ma piano piano la mia ombra nasce lì ove il mio essere sfiora l'asfalto bello scuro, rugoso, sicuro... e mi ritrovo a sorridere.. si, a sorridere all'asfalto e alla salita che s'inerpica su per la strada scomparendo e riapparendo curva su curva, tornante su tornante... forse sto impazzendo?
Forse... ma è così bello diventare tutt'uno con lei...
Solo lei e la strada.
Ancora brividi, ma questa volta non è il freddo... no...
Aumento l'andatura un po' per volta Ella mi asseconda rombando e confondendosi nella sua stessa eco...
Sembra aver deciso, finalmente, di vivere questo scorcio d'alba come se gli anni non fossero mai passati e allora via... testa bassa e cuore avanti...io e Lei... e Claudio, Daniele, Alex... son tutti lì ai bordi della strada con le saponette ben consumate e le ali ripiegate sula schiena pronti a spiccare il volo per accompagnarci... e così sia!
Le curve si susseguono una dopo l'altra, sembrano infinite interrotte solo da qualche fastidioso rettilineo... un paio di paesini... un paio di mucche al pascolo...
E non sento più' il freddo.
I giri dei nostri cuori aumentano mentre le curve si susseguono sempre più velocemente.
Una, dieci, cento, mille curve che si scorrono veloci sotto di me... rido... rido dentro al casco così forte che riesco a sentirmi nonostante l'urlo del motore sia diventato ormai un ringhio fortissimo mentre le gomme in mescola assecondano, ormai ben calde, i miei desideri e gli angoli di piega sempre maggiori.
Sentila la bastarda come spinge bene ed urla tutta la sua rabbia!
Ora si che sto bene, ma sto bene davvero. Sono in pace con me stesso perché nessun problema è mai stato abbastanza veloce da riuscire a tenermi la scia in mattinate come questa... LAMB di Gabriel è la colonna sonora che mi ritrovo a contare nella mia mente... perfetta...
Poi arrivo in cima al passo, rallento e mi fermo. La lascio girare qualche minuto al minimo carezzandole il serbatoio e infine... la spengo...
...Silenzio...
Mi arrampico sul terrapieno lì davanti e mi siedo a guardare il panorama, bellissimo, da togliere il fiato con le curve percorse alla mia sinistra e le curve da percorrere alla mia destra....
Il sole che fa finalmente capolino dalla dietro la vetta srotolando i suoi caldi e morbidi raggi tutta la valle saturandola di colori così accesi e vivi che sembra la stia riportando alla vita... scaldandola e preparandola ad una nuova, bellissima giornata.
...commovente... se potessi racchiudere questo momento esatto in una bottiglia sarebbe la risposta perfetta per tutti coloro che mi ripetono ancora “ma non è il momento di crescere? Ancora a giocare con stè motorette?” Poveri... davvero... non possono capire cosa vuol dire accarezzare una giornata che silenziosamente nasce rincorrendo la propria ombra mentre danza tra curve e panorami sempre diversi...
Solo a pensarci ecco che torna prepotente in me la fame di curve... di emozioni... e quasi non mi faccio tutto il terrapieno rotolando nella foga di scendere per risalire in sella e rincorrere la luce che avanza...
La strada e' tutta per me e per Lei. Sgombra dalle macchine lente e paranoiche, sgombra da benpensanti richiusi in inutili SUV, libera da tutto quello che potrebbe intralciare il libero corso delle mie emozioni, della mia mente.
Ritorno a casa percorrendo una strada ancora diversa ma per questo non meno pregna di emozioni o di luoghi da ricordare e descrivere nel diario di cui sopra e, una volta giunto davanti al cancello di casa stento a spegnerla, cosciente come non mai di aver ancora vissuto un momento indimenticabile.
La mia mano scorre sul serbatoio silenziosa mente la accarezzo e sussurrando la ringrazio per avermi riportato a casa tutto intero e così pieno di colori negli occhi, per le sensazioni che mi sa
regalare, ascolto il silenzio un po' meno silenzioso di una città che si sta svegliando lentamente, osservo qualche macchina passare mentre seduto sul muretto mi fumo una sigaretta... mamma che si son persi...
Piano piano rientro in casa e la vedo dormire serenamente con il telefonino accanto al cuscino... bellissima...
Mi spoglio dell'armatura da centauro senza poter evitare di guardarmi allo specchio e ritrovo negli occhi quella scintilla, quei colori, quel sole... occhi di un'anima felice e dalle ali ben spiegate... occhi vivi come non mai...
Piano piano scivolo sotto al piumone nel letto e subito sento una mano che scorre sotto le coperte a cercarmi... “disgraziato...” mi sussurra dolcemente senza nemmeno aprire gli occhi “...è stato bello? Com'era la strada?” vorrei risponderle, descrivere ogni sfumatura, ogni colore ma... semplicemente non trovo le parole... ma so anche che Lei sa interpretare i miei silenzi molto più delle mie parole... chiudo gli occhi e respiro profondamente... “dormi piccoletta, il tuo centauro è tornato tutto intero... e felice...”"

MaSaCo

Mario aka ICY

Ringrazio ICY per avermi consentito la pubblicazione del suo racconto!

Popular Posts