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Sunday, November 21, 2010

Yoshimura GSX-R 1000 K9 8 Hours Suzuka 2009

Le moto da corsa suscitano in me emozioni veramente molto forti. Quando capita di imbattersi in splendide immagini effettuate in studio e realizzate con particolari giochi di luce, la tachicardia è in agguato.
Le bellissime foto che potete osservare in basso sono effettuate dallo studio fotografico nipponico BlueMoonStudioInc, ed esaltano in modo particolare sia l'immagine racing della moto fotografata che i suoi minuziosi dettagli.

La favolosa protagonista è la Yoshimura GSX-R 1000 vincitrice della famosa 8 Ore di Suzuka del 2009, celebre gara di endurance molto sentita dalle quattro case motociclistiche giapponesi. I piloti che hanno portato alla vittoria questa GSX-R erano Sakai e Tokudome, piloti "titolari", più la "riserva" Nobuatsu Aoki, ex-pilota del motomondiale e già da qualche anno collaudatore Suzuki.

La quattro cilindri di Hammamatsu, "vestita" dai grafici della YF-Design, esprime "cattiveria" da qualsiasi angolazione la si guardi. Emergono in modo prepotente i piccoli terminali in carbonio "Tri-Oval" con collettori in titanio, il piccolo logo Yoshimura in rilievo sul serbatoio maggiorato, i cerchi BBS, i supporti (con anodizzazione rossa per il lato destro e verde per il sinistro!) per l'utilizzo dei cavalletti sul nuovo forcellone e sulle estremità inferiori della forcella Showa, i numerosi particolari in carbonio, la catena di trasmissione finale di color rosso e le gomme rain.

Le immagini che preferisco sono le ultime due...racchiudono, secondo me, sia l'essenza di una regina dell'endurance (notate i fari accesi), sia la favolosa storia del team Yoshimura e delle sue creature vincenti con il numero 12 sul cupolino.

Sublime!

Francè













Foto: BlueMoonStudio

Wednesday, June 23, 2010

Suzuki RN73 De Coster 1973

Il fascino delle moto da corsa non è esclusivo delle racer stradali di ogni epoca che hanno solcato mitici tracciati.
Anche il mondo "off-road" ha visto e vede tutt'ora splendide motociclette, concepite espressamente per vincere, che trasudano da ogni bullone tecnica e passione.
La splendida moto da corsa di cui vi parlo oggi oltre ad avermi colpito per la cura con cui è stata conservata (non è stata infatti restaurata!) mi ha sorpreso soprattutto per il fascino che riesce ad emanare.

Roger De Coster (a sinistra nella foto in alto) può essere considerato uno dei più grandi piloti di cross di sempre. Tenacia, aggressività ed una grandissima voglia di vincere hanno contraddistinto le sue gesta consacrandolo definitivamente fuoriclasse con la Suzuki, casa con cui collabora ancora oggi nel cross statunitense in qualità di team manager.
Approdato alla casa giapponese nel 1971 - dopo un passato alla CZ - De Coster e la Suzuki hanno vinto per ben cinque volte il campionato del mondo 500: 1971, 1972, 1973, 1975 e 1976 sono stati gli anni d'oro della mitica accoppiata colorata di giallo.

La Suzuki RN73 (la cui sigla è riferita proprio all'anno in cui ha gareggiato) del campione belga era equipaggiata con un monocilindrico con ciclo a due tempi, raffreddato ad aria, con una cilindrata di 367 cc, alimentato a carburatore e capace di erogare più di 38 cavalli!
Volevo cogliere la vostra attenzione sul doppio ammortizzatore posteriore, sulla forcella a steli tradizionali, sul doppio freno a tamburo e sullo splendido andamento dell'espansione di scarico che scorre sul lato destro!
Nel 1973 Roger e la RN73 vinsero non solo il campionato del mondo classe 500 per la terza volta consecutiva, ma anche il Motocross delle Nazioni a squadre.

Le vittorie conquistate da De Coster vennero sfruttate sapientemente dalla Suzuki sia in termini d'immagine che sotto il profilo tecnico: nelle ultime immagini in basso è possibile infatti osservare una pubblicità del 1973, riferita al mercato americano, che oltre a menzionare le gesta iridate di De Coster spiega anche le innovazioni apportate alla TM 400 Cyclone, versione destinata agli appassionati della moto utilizzata da Roger.

Splendida!

Francè

PS: Cliccate sulle immagini per osservarle meglio!

















Foto: MXworksbike.com e suzukicycles.org

Thursday, March 11, 2010

Suzuki GSX-R 1000 AMA Team Rockstar Makita 2009

Il 2009 può considerarsi un anno storico per il campionato superbike americano AMA. Oltre alla nuova gestione della società "Daytona Motorsport Group" (che ha imposto rinnovati regolamenti tecnici e una inedita suddivisione delle categorie) uno dei piloti più vittoriosi di sempre di questa serie, l'australiano Mat Mladin, ha annunciato dopo ben 7 campionati nazionali vinti (l'ultimo conquistato proprio nel 2009) il ritiro dalle corse.

Dopo infelici trascorsi nel mondo delle GP, Mat ha conosciuto una nuova vita agonistica nelle gare d'oltreoceano riservate alle derivate di serie e insieme alla Suzuki GSX-R, prima 750 e poi nella versione da un litro di cilindrata, ha ottenuto innumerevoli vittorie che gli hanno donato lo status di pilota più vittorioso nella storia di questo campionato che ha forgiato campioni quali Nicky Hayden, John Hopkins e Ben Spies.

Mat Mladin 2009:


La Suzuki GSX-R 1000 del team Rockstar Makita che ha corso lo scorso anno era abbastanza differente dalla "sorella" del team Alstare che ha gareggiato con scarsi risultati (dovuti soprattutto ai gravi infortuni di Max Neukirchner) nella serie mondiale, soprattutto perchè, nel 2009, è stato introdotto un nuovo regolamento tecnico che ha avvicinato molto le "racer AMA" ai modelli stradali regolarmente in vendita.
Questo cambiamento, prima contestato e poi accettato dalla Suzuki USA, è stato creato prevalentemente per ridurre i costi e per rendere molto più spettacolare la serie letteralmente dominata dalle Suzuki GSX-R del team Yoshimura, prima con lo stesso Mladin e poi con Ben Spies.

Nelle immagini in basso e' possibile osservare diversi particolari prettamente di serie come il forcellone e altri decisamente "ufficiali" come il dashboard MoTeC, l'impianto frenante Brembo, l'ammortizzatore Ohlins TTX, le parti speciali Yoshimura, gli splendidi cerchi giapponesi Magtan e la centralina elettronica (che governa anche il traction control), posta sotto la sella, dell'italiana Magneti Marelli.
Curiosa anche la mancanza dei "baffetti" sulle prese d'aria anteriori: particolari assenti anche sulle GSX-R 1000 che corrono nel campionato All Japan, ma presenti - come nel modello stradale - sia nel mondiale Sbk che in quello britannico.

Nonostante questa GSX-R sia leggermente meno esclusiva della sorella ufficiale che ha corso nel mondiale Superbike, secondo me conserva intatto il carisma che solo le moto da corsa riescono ad emanare!

Francè













Foto: Motorcycle-Usa

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